In generale non seguo le mode, mi piace pensare di esserne quasi ‘immune’. Non è così per il design dei siti web perchè trovo molto interessante seguirne le evoluzioni storiche e i trend attuali.

Per leggere un attimo quali saranno probabilmente i must del 2018 in questo articolo sul blog di html.it ci sono degli spunti interessanti.

Invece un modo molto divertente per vedere come si è modificato nel tempo l’aspetto grafico di un sito che frequentiamo (o abbiamo creato) si può utilizzare Wayback Machine, indicare il sito web che ci interessa, cliccare su BROWSE HISTORY, selezionare un anno poi mese e giorno per vedere gli snapshot disponibili del nostro sito a quel tempo.

Wayback Machine è un archivio web, nato nel 1996 che contiene “over 2 petabytes of data compressed, or 150+ billion web captures, including content from every top-level domain, 200+ million web sites, and over 40 languages”.  Si tratta di uno dei diversi servizi disponibili dell’ambito del progetto Internet Archive, una libreria digitale di siti internet e di altre risorse, liberamente e gratuitamente consultabile e davvero molto interessanti.

E’ sempre vero, qualunque chiave, qualunque algoritmo di cifratura, qualunque strumento di difesa informatica ha sempre i giorni contati, è sempre solo questione di tempo.

Ho sempre pensato che i captcha (acronimo di Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) fossero, seppure a volte disturbanti e non sempre comprensibili neppure per noi umani, un buon sistema di difesa contro i bot… Non è così, leggendo questo articolo sul blog di Html.it ho scoperto che anche loro hanno i giorni contati.

Uno degli ultimi esami universitari, che ho dato qualche anno fa, è stato Sistemi e reti wireless per il quale ho preparato uno studio sullo standard IEEE1604.9 (reti veicolari). Ho pubblicato su Slideshare (oltre che qui)  le slide e la relazione. Qualche tempo dopo sono stata contattata, in merito alla possibilità di utilizzare il materiale pubblicato ed ho acconsentito. Poi non ho avuto più notizie.

Ogni tanto, come questa sera, cerco il mio nome e cognome su diversi motori di ricerca (giusto per vedere quali risultati vengono mostrati) e con grande sorpresa ho trovato che, sul sito Port Training Platform   dell’Autorità  portuale di Livorno, nell’ambito di una presentazione sui sistemi di trasporto intelligenti a cura di Sebastian Muller (ETSI) e Paolo Pagano (APL/CNIT) sono riportati, citando l’attribuzione, alcuni contenuti del mio lavoro. Ringrazio P. Pagano per questo.

Dopo Le solite sospette non mi sono fatta mancare il più noto “A volte ritornano” di cui qui ho riportato le copertine della versione inglese e italiana (si mantiene il mio solito problema: … se Gesù nel libro è descritto come biondo … perchè nella copertina italiana è bruno?).

A parte la copertina devo dire che il ritorno sulla terra di Gesù dopo molti secoli è davvero esilarante anche se leggendo alcuni tratti del libro è inevitabile pensare che, seppure siano passati secoli dalla ‘prima discesa in terra’, alcuni pensieri e comportamenti sociali non siano poi molto cambiati.

Quest’estate, oltre al caldo terribile che ci sta devastando, sentiamo sempre più spesso parlare di ‘temperatura percepita’. Un’espressione che, oltre a farmi arrabiare, non ha senso, o meglio ha senso ma è un dato soggettivo (La mia percezione della temperatura in questi giorni è circa di 45-50°). Finalmente qualcuno che la pensa come me: qui l‘articolo di Simone Stefanini su dailybest.

Leggendo questo articolo sul il blog di hml.it mi sono venuti in mente i primi siti internet che negli anni ’90 molti (tra i quali c’ero anche io) facevano. A quel tempo mi sembravano bellissimi i messaggi di benvenuto e di buongiorno o buona sera che potevi impostare a seconda dell’ora … , il puntatore del mouse che potevi far trasformare in qualunque oggetto e le prime interazioni con l’utente facendo compilare moduli per raccogliere iscrizioni alla propria mailing-list. Vero è che la grafica dei tempi era poco gradevole: nel giro di massimo due minuti tutte le frecce multicolori, puntini impazziti e scritte che viaggiavano sulle pagine riuscivano a sfinire chiunque … senza considerare poi gli ‘omini’ under construction che popolavano interi siti e vi rimanevano per anni …

Nel confermare che l’eleganza del design minimalista negli ultimi anni è indiscutibile, riporto qui il link al sito Brutalistwebsites dove sono mostrati screenshot di alcuni siti di ‘Brutalist webdesign’. Siti spesso con aspetto austero, forse un po’ imperfetto, ma che sono caratterizzati da un sorprendente ed innovativo impatto grafico.

ACM named Sir Tim Berners-Lee, a Professor at Massachusetts Institute of Technology and the University of Oxford, the recipient of the 2016 ACM A.M. Turing Award.

“Allora dovremmo sentirci sempre più intelligenti e padroni della natura man mano che evolviamo? Non direi. Soltanto connessi in maniera migliore. L’esperienza di aver visto decollare il Web, grazie agli sforzi dal basso di migliaia di persone, mi regala adesso la clamorosa speranza che, se avremo la volontà individuale, collettivamente potremo fare ciò che vorremo del nostro mondo” da “L’architettura del nuovo web” di Tim Berners-Lee (1999) –  Traduzione di Giancarlo Carlotti, Marzo 2001, Feltrinelli Editore.

b0ca8a_5e28316bb02141da99ed8d1a945c3752In una piccola libreria ho visto esposto questo libro: “Stai zitta e va’ in cucina – Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo”. Scorrendolo un attimo, ho pensato che sarà il prossimo libro che leggerò, non certo per amplificare la mia indignazione verso i pregiudizi sessisti, ma per vedere se “mi sono persa” qualcosa.

Dalla copertina del libro e dal sito dell’autore Filippo Maria Battaglia: “A casa sono le regine indiscusse, fuori le suddite sottomesse. Viste dalla politica, le donne italiane devono essere cosi: «La moglie fa la moglie e basta», deve essere «remissiva», ha molti doveri, pochi diritti e «specifiche attitudini». Se la donna è’ emancipata diventa subito di «facili costumi», se è bella «per questo che fa carriera», se è brillante non può che essere «abilmente manovrata»“.

120px-Gray_Edison_lamp.svgSulla piattaforma GitHub, l’utente registrato come   ha messo a disposizione il testo della vigente Costituzione e il testo proposto, articolo per articolo, oggetto della consultazione referendaria del 4 dicembre. Questa pagina offre la comoda visione splittata: sulla sinistra la costituzione attuale e sulla destra le modifiche proposte.  (fonte Motherboard)

lesolitesospetteSono stata attratta dalla copertina, di solito non mi succede, ma questa certamente mi ha colpito. A conferma del fatto che spesso, secondo me, le immagini in copertina non hanno molto a che vedere col contenuto di un libro, devo dire che nessuna delle “ragazze” protagoniste assomigliano a questa signora. A parte questo, il libro è davvero divertente e spassoso, è vero che i dialoghi sono un po’ scurrili ma il risultato è un surreale ed esilarante quadro di donne coraggiose.

L’ho prestato subito dopo averlo letto …

2016_10_19_21_51_23_digital_water_pavilion_carlo_ratti_associatiHo recentemente avuto il piacere di assistere ad una lectio magistralis di Carlo Ratti, architetto, ingegnere …e poeta (così lo ha definito Luca de Biase nella sua presentazione).
Dirige il Senseable City Lab al MIT ed è fondatore della Carlo Ratti Associati. Molti sono i suoi progetti, tra cui uno dei più recenti in Italia a Expo2015. Molte per altro le sue conferenze e lezioni disponibili in rete, tra cui quella alla Camera di qualche mese fa.
Dopo aver sentito il racconto di alcuni dei suoi lavori ed aver visitato il sito del Seanseable City Lab, posso dire che non so se Carlo Ratti sia anche un poeta, ma sono certa che si tratta di una persona molto curiosa.
La voglia di capire come funzionano le cose prima è alla base di ogni nuovo progetto per farle funzionare meglio dopo, con il supporto della conoscenze tecnologiche di questo tempo.

ImmPubblicate a cura del BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications) le Net Neutrality Guideline. Si riferiscono al modo in cui gli Internet Service Provider (ISP) gestiscono i dati o ‘traffico’ effettuato sulle loro reti sia da parte dei fornitori di contenuti (come YouTube o Spotify), sia tra gli utenti finali. La neutralità  consiste nella garanzia del “miglior servizio” indipendentemente da ciò che le trasmissione contengono, da quale applicazione le ha generate, da dove vengono e dove vanno.

robot-148989_960_720Interessante l’articolo “La Dichiarazione Universale dei Diritti dei Robot- Ovvero, come munire le macchine della capacità di discernere ordini ‘giusti’ e ‘sbagliati’, e di come tale capacità  li renda potenzialmente simili ad esseri senzienti” di Gianpiero Negri pubblicato su oggiscienza.

120px-Gray_Edison_lamp.svgTrovo davvero molto bello il video di Annamaria Testa che qui in un minuto spiega cosa sia la creatività . Vedendo il video successivo “COME FAR FUORI UNA IDEA CREATIVA“, posso confermare che la rassegna dei modi descritti sia abbastanza esaustiva e penso che, almeno una volta nella vita, a molte persone (tra cui mi includo certamente) sia capitato di vedersi “smontare” un’idea creativa in uno di questi modi.

2015_11_15_22_35_06_Servizi_digitali_meno_errori_sui_nostri_dati_che_cosa_cambia_con_l_Anagrafe_unSul sito www.spid.gov.it, a cura dell’Agenzia per l’Italia Digitale, vengono descritte le modalità di ottenimento di una propria identità digitale attraverso uno dei tre gestori attualmente accreditati (Tim, Poste, InfoCert)  ed elencate le pubbliche amministrazioni e regioni che forniscono i primi servizi online disponibili attraverso l’utilizzo della propria identià digitale SPID.

mailRay Tomlinson, ingegnere informatico (che lavorava presso la Bolt Beranek & Newman – l’azienda che nel 1968 vinse l’appalto per lo sviluppo odella rete Arpanet per il Dipartimento della Difesa statunitense),  inviò la prima e-mail nel 1972 tra due calcolatori della sede di Cambridge. Sua fu la scelta di utilizzare la “@” per identificare gli indirizzi di posta elettronica. Oggi la notizia della sua morte.

ietfE’ stato approvato dall’IETF (Internet Engineering Task Force) il 21 dicembre 2015 un nuovo codice di errore che l’HTTP potrà restituire.  ll protocollo HTTP sostanzialmente, a fronte di una pagina web richiesta, restituisce sempre uno status code ciò l’esito dell’operazione. A volte questo status code è trasparente nel senso che viene gestito dai siti che, nel caso la pagina non esista, predispongono “risposte” che contengono frasi  simili a “spiacenti la pagina non è raggingibile … etc…”. In altri casi invece quando ciò che cerchiamo non è reperibile, otteniamo una pagina che contiene direttamente lo status code, cioè nel caso specifico il codice di errore definito appunto dagli standard IETF che ci fornisce una spiegazione sintetica del perchè non abbiamo ottenuto la pagina che richiediamo.

Lo status code approvato è il  451 Unavailable For Legal Reasons, cioè ci viene riferito che l’accesso alla pagina (meglio detta “risorsa”) che chiediamo non ci è consentito per “ragioni legali”. Potremmo inoltre ricevere ulteriori spiegazioni del perchè ci è negato l’accesso, come nell’esempio riportato nello standard al terzo paragrafo: “This request may not be serviced in the Roman Province of Judea due to the Lex Julia Majestatis, which disallows access to resources hosted on servers deemed to be operated by the People’s Front of Judea.

La scelta del codice 451 porta in se’ chiaro il riferimento al libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che ho avuto modo di leggere qualche tempo fa e di cui consiglio certamente la lettura.

Per un elenco degli attuali HTTP status code: List of HTTP status codes.

Su wired la notizia.

 

ImmagineistatIl rapporto e le tavole di riferimento sono disponibi sul sito dell’Istat.

L’intero rapporto è sicuramente interessante, anche se, dal mio personale punto di vista, trovo particolarmente preoccupanti le motivazioni (alla tavola di riferimento 1.2) per le quali il 33,4% delle famiglie italiane non ha accesso ad internet:

  • Nessuno sa usare internet:  56,3 %
  • Internet non è utile, non è interessante:  24,5 %
  • Alto costo del collegamento:  9,5 %
  • Alto costo degli strumenti necessari per connettersi:  8,3 %
  • Accede a Internet da altro luogo:  8,2 %
  • Motivi di privacy, sicurezza:  2,3 %
  • Connessione a banda larga non disponibile nella zona:  1,7 %
  • Altro:  7,3 %

Il problema della carente alfabetizzazione informatica è ben evidente.

Segnalo due articoli:

  • “la creazione del falso profilo facebook non costituisce, di per sé, violazione dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto di lavoro, attenendo ad una mera modalità di accertamento dell’illecito commesso dal lavoratore, non invasiva né induttiva all’infrazione, avendo funzionato come mera occasione o sollecitazione cui il lavoratore ha prontamente e consapevolmente aderito” (Rif. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 27/05/2015 n° 10955 – articolo di A.Pittoni su Altalex)
  • I controlli a distanza sui lavoratori dopo i decreti attuativi del Jobs Act: le esigenze del datore di lavoro e del lavoratore … (articolo di G.Saracino sul Altalex)

Due recenti sentenze della Cassazione con riferimento alla violazione art 615 ter cod.pen:

Ho trovato molto interessante questo articolo del 13 ottobre di Federico Rampini su Repubblica.it/tecnologia che racconta i più recenti esperimenti di utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il gap tra l’intelligenza umana e quella artificiale è ancora ampio e Rampini rende, a mio avviso, molto bene l’idea concludendo così il suo articolo: “un computer può sapere tante cose più di noi, ma per ora viene messo in crisi dalla domanda più frequente in bocca a un bambino: “Perchè?“”.

Ho provato ad utilizzare Apply Magic Sauce, un sito a cura del Centro psicometrico dell’Università di Cambridge, che traduce le nostre “orme digitali” in un dettagliato profilo psicologico. In sostanza Apply Magic Sauce svolge un’analisi  delle nostre attività su Facebook (come i Like) e restituisce il nostro profilo psicologico.

Questo è l’esito che, con grande gioia, ho ricevuto io:

Immaginef

Su nòva si pone l’attenzione sulle conseguenze reputazionali delle nostre attività sui social.

 

 

Si tratta del titolo di un articolo di

Accade molto spesso che gli altri ci parlino delle loro vicissitudini e noi ci sentiamo immediatamente in dovere di dargli un consiglio … quello giusto! Non è detto che ciò che ci è richiesto sia un consiglio: molto spesso le persone hanno il bisogno di raccontare il loro stato d’animo e  ci viene richiesto SOLO di ascoltarli. Ho sempre trovato difficile capire cosa mi viene richiesto esattamente…  Però posso dire che una volta, dopo aver dispensato una mia “perla di saggezza” su una questione sentimentale,  dopo qualche tempo il mio interlocutore mi ha detto: “Ho seguito il tuo consiglio … è stata una pessima idea!”.

“Le app e i siti internet più utilizzati dai bambini italiani non tutelano adeguatamente la privacy dei piccoli utenti. Tra i 35 casi analizzati dal Garante della privacy ben 21 hanno evidenziato gravi profili di rischio e 8 di questi richiederanno specifiche attività ispettive”. Il comunicato stampa sul sito dell’Autorità

 

Accarezzare l’idea che la nostra morte si possa evitare almeno nel web e che un nostro avatar possa continuare ad essere presente anche quando “saremo passati a miglior vita” oppure semplicemente “temporaneamente non connessi” rende probabilmente accattivate Eter9 , un esperimento di intelligenza artificiale che, apprendendo dalle nostre attività nei social, potrebbe essere in grado di sostituirci …  (fonte Ansa)

 

L’articolo “Which jobs can’t be done by robots?” su The World Economic Forum (Agenda)  mostra le probabilità che i robots possano sostituire l’uomo nelle diverse attività lavorative.

Leggendo l’articolo, mi si perdoni la semplificazione d’agosto, si deduce che sia i robots che gli umani hanno un problema:

  • i robots hanno problemi cognitivi e relazionali;
  • gli umani non sono puntuali.

Questa è una frase estratta dall’articolo del 30 luglio sul blog di Google Europa dove il gCNIL (Commission nationale de l’informatique et des libertés, l’autorità incaricata di assicurare l’applicazione della legge sulla tutela dei dati personali in Francia) in materia di esercizio del diritto all’oblio da parte di cittadini francesi.  In particolare il CNIL afferma che, a fronte della richiesta di un cittadino europeo di “essere dimenticato” (cioè che determinate informazioni personali non vengano indicizzate e quindi non più mostrate come risultato delle ricerche), Google dovrà rimuoverle non solo dalla versioni europee del proprio motore (ad esempio google.fr, google.it, …) tutte le sue versioni (ad esempio google.com). La serafica risposta al CNIL è che Google continuerà ad attenersi a quanto richiesto solo ed esclusivamente per le versioni europee del proprio motore per due ragioni: la prima è che la normativa europea non può estendersi oltre i propri confini e la seconda è che a livello mondiale le attuali regolamentazioni sulla materia generale della protezione dei dati personali e sul diritto all’oblio, dove esistenti, sono davvero molto disomogenee e comunque non conformi a quella europea.

250px-Wikimedia_Foundation_RGB_logo_with_text.svgWikimedia Foundation, proprietaria e gestrice di Wikipedia, con un comunicato del 17 luglio riferisce del pronunciamento della prima sezione civile del tribunale ordinario di Roma in cui viene rigettata la richiesta del MOIGE (Movimento Italiano Genitori) di risarcimento danni da diffamazione in relazione alla sua descrizione proposta sulle pagine di Wikipedia e ritenuta, secondo il ricorrente, lesiva del nome, dell’immagine e della reputazione. Interessante la lettura della sentenza ed in particolare delle dettagliate motivazioni del rigetto.

Salendo su uno dei tanti traghetti che solcano il Tamigi, partendo da Westminster  si arriva a Greenwich, un vivace e bel quartiere londinese per fare una bella passeggiata, pranzare in uno dei tanti caratteristici locali, vedere monumentali opere, ma soprattutto raggiungere il Royal Observatory e concedersi l’emozione di camminare sul primo meridiano.
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Dopo “Sette brevi lezioni di fisica” ora ho concluso la lettura di “La realtà  non è come ci appare – La struttura elementare delle cose“, sempre di Carlo Rovelli.
Cito due frasi, a mio avviso tra le più belle, del libro (primo paragrafo di pag. 226):

La consapevolezza dei limiti della nostra conoscenza è anche consapevolezza del fatto che quello che sappiamo, o crediamo di sapere, possa poi risultare impreciso o sbagliato. Solo se teniamo ben presente che le nostre credenze potrebbero essere sbagliate possiamo liberarcene e imparare di più“.

Il rapporto dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) pubblica le stime mondiali “ICT revolution and remaining gaps che mostrano l’andamento, negli ultimi quindici anni, della disponibilità di un accesso ad internet (attraverso indicatori come connettività fissa, mobile, banda larga, etc…).
Riporto solo questo grafico che mostra l’amplificarsi del digital divide nel mondo:
itu_digitaldivide

Qui i fogli elettronici con le stime in materia di ICT: http://www.itu.int/en/ITU-D/Statistics/Pages/facts/default.aspx

 

Ancora una sentenza che attribuisce ad una semplice e-mail (un documento informatico sottoscritto con firma elettronica leggera ed in tal senso liberamente valutabile tenendo conto delle caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità) valore probatorio in ordine all’esistenza di un rapporto giuridico ed in particolare di un credito (Tribunale di Termini Imerese – 22/2/2015).
Se di interesse, sulla valenza della posta elettronica e della posta elettronica certificata, ho ampiamente trattato nella mia tesi di laurea sul domicilio digitale (da pag. 33).

Con sentenza depositata il 24 aprile 2015, le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, risolvendo un conflitto di competenza, hanno affermato che “il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico di cui all’art. 615-ter cod. pen. coincide con quello nel quale si trova il soggetto che effettua l’introduzione abusiva o vi si mantiene abusivamente” (www.cortedicassazione.it). Sentenza n. 17325 ud. 26/03/2015

Interessante l’articolo pubblicato su “Diritto&Internet” di qualche giorno fa.

Per restare in argomento, peraltro, ho scoperto il sito The Facebook Fired dove sono narrate le vicissitudini di chi è stato licenziato per avere pubblicato foto o commenti “inopportuni” sui social network. Questo è il monito che si legge su www.thefacebookfired.com/about/ : “This blog will attempt to record all instances of Facebook and other social media impacting real world careers. Hopefully this blog will serve as a warning to be careful about what private data you choose to make public.”

 

Sul sito dell’AgID è confermato che dal 13 marzo al 18 settembre 2015 tutti coloro che hanno attivato una casella CEC-PAC (@postacertificata.gov.it) potranno richiedere l’attivazione  di una casella di posta elettronica certificata, gratuita per un anno, in sostituzione della CEC-PAC che è sostanzialmente morta. La richiesta potrà essere fatta ad uno dei tre gestori accreditati dall’Agenzia per questo specifico servizio. Si tratterà,  in ogni caso, di una nuova casella di posta elettronica certificata “normale”, cioè di una casella che potrà essere utilizzata senza le limitazioni della vecchia CEC-PAC (tra cui la più rilevante è che consentiva di inviare e ricevere mail solo a/da indirizzi p.e.c. delle pubbliche amministrazioni presenti in Indice P.A. ).

“La fisica apre la finestra per guardare lontano. Quello che vediamo non fa che stupirci. […] Il mondo continua a cambiare sotto i nostri occhi, man mano che lo vediamo meglio”.

(citazione dal penultimo paragrafo della Lezione Quinta)

 

Ammetto che di fisica so veramente poco. All’origine di questo mio stato c’è la mia prof.ssa delle superiori che, invece di fare lezione, ci portava in laboratorio a fare i primi programmini in Basic: è vero che era divertente ed è altrettanto vero che grazie a lei ho fatto dell’informatica la mia passione e professione. Però da allora ho conservato una certa riverente paura per la fisica e nella scelta dei miei studi successivi ho cercato di starvi sempre molto distante.

Ho trovato questo libro davvero di piacevole lettura, proprio per l’elegante modo con cui in ogni lezione affronta temi complessi con parole e concetti comprensibili ed al contempo lascia nel lettore, come nel mio caso, un gradevole invito ad approfondire.

La fisica mi fa un po’ meno paura.

 

 

Cosa c’è nel nostro cuore,

dolore, amore, speranze.

C’è tanta forza,

ognuno di noi ha tanta luce e forza,

non vanno dimenticate

seppellite

nascoste al proprio cuore,

questa luce e questa forza

che abbiamo dentro

non devono mescolarsi con il dolore,

il dolore va portato a galla, misurato

e allora diventerà  sempre più piccolo

della forza che abbiamo dentro

e che possiamo mettere

nelle cose che desideriamo

e facciamo con amore.

(Marilena M.)

Questa è la mia prima … e penso ultima poesia

Estratto dalla sentenza 03/12/2014 n. 610 del TAR del Friuli Venezia Giulia, sez. I:

“La pec, quale tecnologia telematica, è strumento con il quale i privati possono relazionarsi con la pubblica Amministrazione (articolo 3 D.Lgs. n. 82/2005); la trasmissione a mezzo pec equivale a notificazione a mezzo posta (articolo 48 D.Lgs. n. 82/2005); se rispondenti ai requisiti formali normativamente fissati, le istanze e dichiarazioni inviate alla pubblica Amministrazione in via telematica equivalgono a quelle presentate su supporto cartaceo con sottoscrizione autografa (articolo 65 D.Lgs. n. 82/2005).

[….] Nel momento in cui il sistema genera la ricevuta di accettazione della pec e di consegna della stessa nella casella del destinatario si determina una presunzione di conoscenza della comunicazione da parte del destinatario analoga a quella prevista, in tema di dichiarazioni negoziali, dall’articolo 1335 Cod. civ.. Spetta la destinatario, in un’ottica collaborativa, rendere edotto il mittente incolpevole delle difficoltà  di cognizione del contenuto della comunicazione legate all’utilizzo dello strumento telematico, pure ammesso dalla legge.”

Il rapporto Eurostat, relativo all’andamento dell’utilizzo di internet nei 28 paesi dell’Unione Europea, rileva che in Italia il numero di individui (tra i 16 e i 74 anni) che hanno utilizzato internet nel 2014 è pari al 63,9% contro il 79,7% di media europea.

Sul sito dell’agenda digitale europea, oltre all’utilizzo di internet, è possibile visionare lo “stato dell’arte” sulla base di diversi gruppi di indicatori (connettività, e-commerce, e- government, competenze digitali, etc..).